psicoterapia e cambiamento: la metafora delle buche

Strada buche psicoterapia

Quando inizia un percorso di psicoterapia?

Un percorso di psicoterapia solitamente prende avvio da una domanda.

Nelle prime sedute cerchiamo insieme di capire qual è il focus su cui lavorare per poi iniziare un viaggio che condurrà al cambiamento. In questa fase iniziale è importante mettere al centro la persona che sarà la vera protagonista del cambiamento.

Sembra banale da dire, ma molte volte la richiesta implicita che viene fatta allo psicologo è quella di cambiare l’altro:

“Come faccio a far capire al mio compagno che sta sbagliando?”

 “Il mio datore di lavoro mi fa impazzire, mi prende di mira, non è giusto! Non deve permettersi di trattarmi così!”

e così via.

Le buche della vita

Ed è qui che entra in gioco la metafora delle buche nell’asfalto. Sicuramente vi sarà capitato, guidando in città con la vostra auto, di imbattervi in quei fastidiosissimi avvallamenti, a volte impercettibili, altre volte dei veri e propri “crateri”.

Percorrere quella carreggiata a volte diventa una sfida sempre più difficile: ogni volta che pensiamo di metterci in macchina, il pensiero corre a quelle maledette buche che, prima o poi, ci tranceranno una gomma o distruggeranno le sospensioni.

Ecco, quando ci rendiamo conto che qualcosa nelle relazioni interpersonali non funziona – che si tratti di un partner distante, di un capo tossico o di un familiare manipolatore – la nostra reazione istintiva è focalizzarsi sul problema esterno.

I danni delle “buche”

Arriviamo in terapia mostrando i danni subiti dalla nostra auto emotiva e chiediamo, esplicitamente o implicitamente:

“Come faccio a riparare quella strada? Come convinco l’altro a cambiare?”.

Vengono spese quantità immense di energia psichica nel tentativo di aggiustare quelle buche, mettere a posto e risolvere. Ma la verità clinica è tanto dura quanto liberatoria: tu non hai il controllo sul manto stradale degli altri. Finché la tua serenità dipenderà dal fatto che l’altro decida o meno di asfaltare le proprie crepe, rimarrai bloccato in un vicolo cieco.

La trappola delle “Soluzioni Tentate”

Spesso il modo in cui cerchiamo di risolvere un problema è il problema stesso. Cosa facciamo di solito quando l’altro si comporta in modo disfunzionale?

  • Insistiamo: Spieghiamo, urliamo o preghiamo sperando che capisca.
  • Aumentiamo la dose: Se l’altro non cambia, facciamo più di prima della stessa cosa (più controllo, più lamentele, più sacrifici).
  • Rimaniamo incastrati: Creiamo un circuito ripetitivo in cui la nostra reazione alimenta il comportamento dell’altro, e viceversa

Ritornando alla metafora: se continui a guidare dritto dentro la stessa buca pretendendo che non ci sia, non stai cambiando le cose: stai solo rompendo l’ennesimo ammortizzatore.

Imparare a guidar-SI

La psicoterapia non serve a cambiare la strada, ma a potenziare il guidatore. Il vero salto terapeutico avviene quando la domanda si sposta:

  • Da: “Come faccio a fargli capire che mi fa soffrire?”
  • A: “Cosa posso fare IO, adesso che so che questa persona si comporta così, per proteggere la mia vita?”

Siamo esseri umani, siamo parte di un sistema interconnesso, questo significa certamente vedere l’altro, ma quello stesso sguardo, dà la possibilità di esplorare il proprio mondo interno.

Non possiamo agire sull’altro, ma se decidiamo di cambiare il nostro modo di agire e di vedere le cose, l’intero sistema sarà costretto a riorganizzarsi.

Principi fondamentali

Di fronte a una persona o a una situazione che non possiamo cambiare, è necessario fare dei passi fondamentali:

  1. La buca c’è, ed è reale. Non possiamo più sperare che la buca scompaia da domani. La falla c’è, ne va preso atto. Questo significa iniziare a collocarsi in uno spazio e in un tempo che permettono un agire e un sentire basato su dati di realtà.
    • PRIMA: Ti ostini a percorrere sempre la stessa traiettoria sperando che la buca sia sparita, ma rompi sistematicamente l’auto e ti arrabbi (di solito col comune o con il sindaco).
    • DOPO: Accetti che la buca esiste. Modifichi il tuo percorso, sterzi, rallenti. Accettare la realtà per quella che è ti permette di muoverti di conseguenza e ti risparmia dal danno emotivo.
  2. Rafforza i tuoi ammortizzatori. Non puoi asfaltare una strada che non è tua, ma puoi imparare a mettere dei confini chiari. Dire di no, porre dei limiti, sentire la propria rabbia senza farsi invadere. Se la strada è dissestata, con questo equipaggiamento subisci meno scossoni. Non è egoismo, è l’airbag che ti salva la vita.
  3. Cambia traiettoria. Se una strada continua a distruggerti sistematicamente l’auto, la scelta più matura e terapeutica non è protestare con il fondo stradale, ma sterzare e cambiare percorso. Significa frequentare contesti diversi, allontanarsi dalle relazioni tossiche o cambiare ambiente di lavoro.

Il cambiamento non inizia mai modificando l’asfalto là fuori, ma riprendendo saldamente in mano il proprio volante, cambiando il modo in cui guidi e come reagisci alla presenza della buca.

A cura di Valentina Mazzullo.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *